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[INNOVAZIONE] 16/2 h 18 Giornata Internazionale del Risparmio Energetico

To: <innovazione@xxxxxxxxxxxx>
Subject: [INNOVAZIONE] 16/2 h 18 Giornata Internazionale del Risparmio Energetico
From: "Rosanna Tortorelli wlvo" <posta@xxxxxxxxxxxxxx>
Date: Fri, 16 Feb 2007 19:07:47 +0100

mi spiace che il messaggio arrivi dopo le 18... il risparmio energetico e l’utilizzo delle fonti rinnovabili dovrebbero essere un must sempre, anche per chi non e’ un ecologista fanatico, visti i benefici che ne possiamo trarre (sempre che Enel, Aem, etc. si attrezzino per “comprare” l’energia prodotta privatamente tramite i contatori elettronici).

intanto possiamo invidiare Friburgo..

ciao

rosanna

 

10 BUONE ABITUDINI PER IL 16 FEBBRAIO (E ANCHE DOPO!)
1.
spegnere le luci quando non servono
2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici
3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria
4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola
5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre
6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria
7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne
8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni
9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni
10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

 

http://www.ilriformista.it/inserti/documenti/testo.aspx?id_doc=81920

La città del sole di Disch: «ogni casa è una centrale»

INTERVISTA AD UNO DEI PIONIERI DELL’ECOARCHITETTURA       

DI TONIA MASTROBUONI

A Vauban, quartiere colorato e pieno di bambini, le case “più”, le Plushaeuser, sono ecologiche e redditizie. Ma il parcheggio ambientalista è boicottato da tutti

 

Friburgo. Il tram rallenta, un camion della spazzatura arancione si immette da destra, solleva le ruote e procede silenzioso sui binari. Evidentemente, non riesco a nascondere la sorpresa: un signore di mezza età sorride e mi chiede di dove sono e mi informa subito che l’Italia, ha «il quaranta per cento di sole in più di noi». Che schiacciante constatazione. Ma per Werner, così si chiama, il discorso è un altro, è un modo per dirmi quanto è «da imbecilli» dipendere da russi e algerini quando hai a disposizione una potentissima fonte energetica «assolutamente gratis». Poi mi racconta - qui a Friburgo è quasi un discorso di benvenuto - quanto si risparmia con le nuove tecnologie improntate alla sostenibilità ambientale. Lui vive in un cosiddetto Plushaus, una casa che grazie ai pannelli fotovoltaici montati sul tetto produce più elettricità di quanta non riescano a consumare lui e la sua famiglia. Il resto viene reimmesso nella rete. E Werner, che ha già ammortizzato l’oneroso investimento iniziale, oggi ci guadagna un sacco di soldi. Mi racconta che parecchi contadini della Foresta nera ci campano, riempiono i tetti delle fattorie di pannelli fotovoltaici e vendono energia elettrica, come tante piccole centrali autonome. Guadagnano con l’energia elettrica, ha detto?, un flash con l’ultima bolletta mi spegne il sorriso sulla faccia ma continuo diligentemente ad ascoltare questo friburghese entusiasta che adesso mi parla anche dei benefici di costruirsi casa con i nuovi standard architettonici di basso consumo energetico che qui a Friburgo sono più severi che nel resto delle Germania. Fa appena in tempo a dirmi che non accende quasi mai il riscaldamento perché la casa è isolata e trattiene il calore (altro mugugno interiore, altro flash con l’ultimo salasso del riscaldamento) che sono arrivata a destinazione. Sono a Vauban, il mitico quartiere che è diventato uno dei simboli della rivoluzione ecologista di Friburgo, l’appuntamento è con uno dei più famosi architetti di qui, Rolf Disch.

 
Alla fermata, i binari procedono per un tratto in mezzo all’erba, poi scompaiono all’orizzonte sotto un grande ponte ferroviario. La prima impressione è che rispetto ai depliant che mi hanno messo in mano un po’ in tutti i centri d’informazione della città, questo quartiere è un’altra cosa. In foto sembra ipertecnologico, forse un po’ asettico, invece la sensazione immediata è quella di un quartiere disordinato e pieno di vita. E non solo per le facciate coloratissime delle case o per le miriadi di bambini che giocano per le strade (il trenta per cento degli abitanti di qui ha meno di diciotto anni). Prima di inoltrarmi nelle ampie e simmetriche vie che dividono le case, do un’occhiata al grande parcheggio alle spalle della fermata. La Solargarage è un enorme blocco di cemento, un parcheggio multipiano costruito apposta ai margini del quartiere per lasciare le vie sgombre dalle automobili. Invece, una scritta rossa sul muro, «posti auto per tutti!» e l’assenza di macchine all’interno mi fa capire l’ovvio, chiedo ragguagli a un passante, mi conferma che i vaubanesi lo boicottano perché è troppo caro. Le macchine sono poche, ma sono parcheggiate un po’ dove capita, c’è addirittura una strada con dei caravan e dei vecchi bedford in fila, il passante mi spiega che alcuni operai di un grande progetto architettonico, finito il lavoro, hanno deciso di rimanere qui, nei camper, nei caravan, nei bedford, con le loro famiglie.


Mi incammino tra le case blu, rosse, verdi di questa terra di conquista dell’ecoarchitettura nata dopo il crollo del Muro di Berlino. Fino ad allora Vauban era occupato dai militari francesi, dopo la rivoluzione di novembre i soldati se ne andarono. Dal 1992, recuperando in parte le caserme, ma costruendo per lo più nuove case improntate al risparmio energetico, Vauban è diventata l’ultima frontiera dell’architettura “sostenibile”. Anche le aree verdi sono sopravvissute all’epoca pre-muro, anzi sono state scientemente recuperate «per ricreare il biotopo naturale», come recitano i depliant. I nomi delle strade sono tutti dedicati a benefattori o a vittime del nazismo. Capito in una via Heinrich Mann, «scrittore».

 

Un’eccezione? Leggo sotto: «esiliato durante il nazismo». Ah, ecco.
Torno verso la fermata del tram. Dietro il parcheggio, dalla parte opposta di un’ampia strada, si estende per centoventicinque metri il famosissimo Sonnenschiff (la “nave solare”), un variopinto blocco di appartamenti e uffici dove c’è anche il quartier generale di Rolf Disch, uno dei pionieri dell’architettura solare. La “nave” ha tra l’altro lo scopo di proteggere una zona residenziale costruita alle spalle, “Am Schlierberg”, dall’inquinamento acustico della strada. Le case dietro la “nave” sono Plushaeuser create da Disch e i tetti sono completamente ricoperti di pannelli fotovoltaici. E le facciate principali sono rivolte a sud. La distanza tra le case è pensata per garantire sia d’inverno che d’estate la massima esposizione al sole. Insomma, il principio è che non basta avere i pannelli sul tetto: bisogna anche costruire le case in modo da risparmiare il massimo dell’energia e sfruttare ogni fonte di calore. Le case costruite da Disch producono circa 10mila Kwh all’anno, ma ne sfruttano in media solo 6.700. Anche perché sono fortemente isolate da sofisticati muri con complicati sistemi di areazione e schermature che consentono di trattenere il calore d’inverno e di lasciare fuori la calura estiva. Il sovrappiù di elettricità viene rivenduto alla rete ed è redditizio anche grazie alla famosa legge voluta dal governo rosso-verde di Schroeder, il Einspeisegesetz .


«Ogni casa è una centrale elettrica»: Rolf Disch mi accoglie così, nel suo ampio e luminoso ufficio nella “nave solare”, un open space dove lavorano una decina di persone. La prima stanza dopo a destra è una grande cucina. Un ragazzo con maglione di lana grossa, tazzona fumante e un gran sorriso mi offre subito un caffè. Mi avvicino ai termosifoni, una sorta di ossessione, da quando sono a Friburgo. Perché fuori fanno cinque gradi e in albergo, nei ristoranti o nei bar li ho spesso trovati spenti. E’ spento anche questo. Disch annuisce: «sto cercando di progettare case che abbiano sempre meno bisogno del riscaldamento». Ma qui in Germania può anche fare meno venti, d’inverno. «Già: ma io non ho mai acceso i termosifoni. Il discorso è molto semplice: la gente, duecento anni fa, costruiva le case cercando di proteggere l’interno dalle intemperie, dal freddo, dal caldo. Il segreto insomma era l’architettura. Poi ci siamo convinti che la tecnologia potesse compensare un’architettura più “leggera”, che bastasse costruire quattro muri sottili e piantarci dentro potenti impianti di riscaldamento o di aria condizionata per ottenere lo stesso risultato, ma è una grande sciocchezza. L’architettura è un aspetto chiave, quando si parla di risparmio energetico e di sostenibilità ambientale, ma è una cosa che si dimentica troppo facilmente».


Disch è una leggenda qui anche perché ha vissuto e sostenuto la rivoluzione solare di Friburgo sin dall’inizio, sin dalla famosa occupazione del 1975 di Wyhl, della centrale nucleare che dopo veementi proteste dei friburghesi e di molti abitanti dell’Alto Reno non fu mai costruita. «Io ero già architetto: quella protesta di Wyhl si distinse da molti movimenti antagonisti di quegli anni - racconta - perché stimolò la creatività di tantissima gente. Per la prima volta nella storia fu impedita la costruzione di una centrale nucleare. Ma la gente non si limitò a dire siamo contro, cominciò a chiedersi a favore di cosa sono? In questa zona molti cominciarono a sperimentare energie alternative, a costruirsi lo scaldabagno o altro sfruttando il solare. Ma da lì nacquero anche tutta una serie di movimenti civici e di istituti di ricerca, anche la Intersolar, che è oggi la più importante fiera sull’argomento». Anche Disch cominciò a fare esperimenti, per la precisione con le automobili elettriche. «ho cominciato a costruirle agli inizi degli anni Ottanta e nel 1985 abbiamo organizzato il primo Tour de Sol. Alla terza edizione abbiamo organizzato una traversata dell’Australia: non avevo i soldi per sviluppare la macchina che avevo in testa - così vendetti casa. Per fortuna, arrivai primo…». L’architetto non crede molto nel futuro delle auto solari, perché «abbiamo standard troppo elevati, siamo troppo viziati. Solo per accendere il quadrante di una Bmw serie 7 servono 4 kwh di energia elettrica: io con un kwh ho attraversato l’Australia».


Invece, Disch puntò molto sull’architettura e sviluppò nel 1992 il famoso Heliotrop, che è diventato ormai un prototipo della casa solare. Lui ci tiene a precisare che «senza gli spericolati esperimenti sulle macchine solari degli anni Ottanta, non avrei mai potuto concepire quella casa». L’Heliotrop è una casa tonda su un gigantesco pilone che gira con il sole. Una sorta di “fungo” di vetro e legno, un Plushaus rotante talmente all’avanguardia che Disch dovette costruirla in parte a Zurigo. Ma se il discorso della convenienza di investire in questo tipo di energia vale per i privati, «figuriamoci per le imprese o per le città», ragiona Disch. A Friburgo è nata la prima fabbrica al mondo «ad emissioni zero», la Solarfabrik (che produce, neanche a dirlo, pannelli solari e fotovoltaici). E quello che Disch sta contribuendo fortemente a portare avanti è un progetto territoriale di distacco dalle reti dei grandi colossi energetici: «se qui diventiamo autonomi, se produciamo su vasta scala l’energia che ci serve in proprio, un domani possiamo reinvestire i miliardi che oggi vanno nelle tasche dei colossi del settore. Così prendiamo due piccioni con una fava: riduciamo il ricorso al nucleare e alle fonti fossili. E ci teniamo i soldi».

 

 

 

DALLA NASCITA DEI NO NUKE NEL 1975 ALLA FLORIDA ECONOMIA DI OGGI

Come fare soldi con 1800 ore di sole all’anno

La capitale della Foresta nera è ormai un centro internazionale di ricerca e sviluppo di tecnologie legate alla tutela ambientale

 

Lo slogan era in dialetto, «Nai haemmer gsait» («abbiamo detto no»), ma la protesta divenne presto globale. Nel 1975, quando il governo tedesco scelse di costruire a Wyhl una centrale nucleare, gli abitanti di Friburgo e di molti paesini dell’Alto Reno occuparono il sito e si opposero al progetto.

Quella protesta sancì non solo la nascita del movimento anti-nucleare, ma segnò profondamente anche la città di Friburgo, che divenne a poco a poco, sperimentando alternative al nucleare, la capitale tedesca dell’energia solare e una delle città più avanzate al mondo nella sperimentazione di tecnologie ambientaliste.

In realtà i primi esperimenti sull’energia solare in questa magnifica capitale della Foresta nera, caratterizzata da un clima particolarmente mite (i tedeschi, ça va sans dire, l’hanno quantificato: 1800 ore di sole all’anno), li fecero i nazisti. Cominciarono loro, nel 1942, al Kippenheuer Institut fuer Sonnenenergie, a sperimentare le possibilità di sfruttare l’energia solare. Ma la vera spinta alla rivoluzione ambientalista arrivò dopo l’occupazione di Wyhl. Nei paesi limitrofi alcuni artigiani cominciarono a costruire degli impianti rudimentali per scaldare l’acqua con il sole.

E alcuni, come il pioniere dell’ecoarchitettura, il friburghese Rolf Disch, fecero dello sviluppo sostenibile una missione. Cominciarono a sperimentare modi per costruire case, fabbriche, automobili, lavatrici, parchimetri o interi stadi sfruttando l’energia pulita e garantendo il massimo risparmio energetico possibile.

Quando arrivò il secondo grande shock, il disastro di Cernobyl del 1986, Friburgo si impose un programma energetico all’avanguardia, improntato a tre principi cardine: il risparmio energetico, lo sviluppo di nuove tecnologie e il ricorso prioritario alle fonti rinnovabili. E gli abitanti di un paese intero di questa zona, Schoenau, decisero addirittura, per non compromettersi più con il nucleare, di comprarsi la propria rete elettrica.

Un processo lungo e faticoso, durato nove anni, ma alla fine la Ews, la Elektrizitaetswerke Schoenau, è diventata di proprietà dei cittadini e produce elettricità solo con fonti rinnovabili o con gas (ma con la tecnologia all’avanguardia della Kraft-Waerme-Kopplung, che sfrutta anche il calore generato durante la produzione di energia elettrica, ad esempio per il riscaldamento).

Dato che in Germania gli utenti possono scegliersi l’azienda elettrica che vogliono e che molti tedeschi hanno imparato a farlo anche in base alle fonti energetiche che usano, la Ews ha conquistato nel frattempo 37mila clienti. Privati, ma anche imprese, scuole e parrocchie. E i numeri parlano chiaro: zero elettricità ricavata dal nucleare (contro la media tedesca del 27%), zero dal carbone o dall’olio (nel resto del paese è il 50,4%), il 20,5% da gas (contro la media del 10,6%), mentre la parte da leone, il 79,5% la fanno le fonti rinnovabili, che nella media nazionale garantiscono il 12% di energia elettrica ai tedeschi.

Friburgo, anche per le dimensioni (oltre 200mila abitanti) non è indipendente dalle reti nazionali come la sperimentale Schoenau, ma si è posta comunque degli obiettivi molto ambiziosi, per essere una città di medie dimensioni.

Dieci anni fa, nel 1996, si è posta un ambizioso obiettivo: ridurre le emissioni di biossido di carbonio del 25% (rispetto ai livelli del 1992) entro il 2010.

Oggi Friburgo ospita il prestigioso Fraunhofer Institut fuer Solare Energiesysteme (Ise), la International Solar Energy Society (Ises), la più importante fiera europea del solare, Intersolar, ed ha costruito una solida economia attorno allo sviluppo delle tecnologie solari e allo sfruttamento delle energie rinnovabili. Nella cosiddetta SolarRegion Freiburg, che comprende anche il Breisgau- Hochschwarzwald ed Emmendingen (che comprende a sua volta Wyhl, dove nel ’75 fu bloccata la centrale nucleare), il 3% dei lavoratori attivi, circa 9.400, sono impiegati nel settore, con un giro di affari ammonta ogni anno a 500 milioni di euro.E il sindaco, Dieter Solomon, osserva oggi che «l’ambiente è diventato qui un enorme fattore di attrazione turistica e alimenta una solida economia. E’ diventato indubbiamente un affare».  (T.Ma)

 

da Il Riformista venerdì 16 febbraio 2007

 

 

 

 

 

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