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[Gargonza] Umberto Eco: Per chi suona la campana - Appello ad un refere

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Subject: [Gargonza] Umberto Eco: Per chi suona la campana - Appello ad un referendum morale
From: "viviana guerzoni" <viviana.guerzoni@xxxxxxxxx>
Date: Mon, 7 May 2001 22:14:39 +0200
Da www.enel.it/golem su cui si puo' anche 
sottoscrivere l'appello di Eco.
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L'OPINIONE 

Umberto Eco: un appello contro Berlusconi 

"Per chi suona la campana. Appello a un referendum morale". È il 
manifesto che Umberto Eco indirizza all'Elettorato Demotivato di 
sinistra. Contro l' instaurazione di un regime di fatto e l'ideologia dello 
spettacolo. di Umberto Eco 


  A nessuno piacerebbe svegliarsi una mattina e scoprire che tutti i 
giornali, il "Corriere della Sera", "la Repubblica", "la Stampa", "il 
Messaggero", "il Giornale", e via via dall'"Unità" al "Manifesto", compresi 
i settimanali e i mensili, dall'"Espresso" a "Novella 2000", sino a questa 
rivista on-line che state leggendo, appartengono tutti allo stesso 
proprietario e fatalmente ne riflettono le opinioni. Ci sentiremmo meno 
liberi. 

Ma è quello che accadrebbe con una vittoria del Polo che si dice delle 
Libertà. Lo stesso padrone avrebbe per proprietà privata tre reti televisive 
e per controllo politico le altre tre - e le sei maggiori reti televisive 
nazionali contano più, per formare l'opinione pubblica, di tutti i giornali 
messi insieme. Lo stesso proprietario ha già sotto controllo quotidiani e 
riviste importanti, ma si sa cosa accade in questi casi: altri giornali si 
allineerebbero all'area governativa, vuoi per tradizione vuoi perché i loro 
proprietari riterrebbero utile ai propri interessi nominare direttori vicini 
alla nuova maggioranza. In breve si avrebbe un regime di fatto. 


Per regime di fatto bisogna intendere un fenomeno che si verificherebbe da 
solo, anche se si assume che Berlusconi è uomo di assoluta correttezza, che 
la sua ricchezza si è costituita in modo inappuntabile, che il suo desiderio 
di giovare al paese anche contro i propri interessi è sincero. Qualora un 
uomo si trovasse a poter controllare di fatto tutte le fonti d'informazione 
del proprio paese, neppure se fosse un santo potrebbe sottrarsi alla 
tentazione di gestirlo secondo la logica che il sistema imporrebbe e, quand' 
anche facesse del suo meglio per sottrarsi a tale tentazione, il regime di 
fatto sarebbe gestito dai suoi collaboratori. Non si è mai visto, nella 
storia di alcun paese, un giornale o una catena televisiva che iniziano 
spontaneamente una campagna contro il proprio proprietario. 


Questa situazione, conosciuta ormai nel mondo come l'anomalia italiana, 
dovrebbe essere sufficiente stabilire che una vittoria del Polo, nel nostro 
paese, non equivarrebbe - come molti politologi affermano - una normale 
alternanza tra destre e sinistre, che fa parte della dialettica democratica. 
L'instaurazione di regime di fatto (che, ripeto, si instaura al di là delle 
volontà individuali) non fa parte di alcuna dialettica democratica. 


Per chiarire perché la nostra anomalia non allarma la maggioranza degli 
italiani occorre esaminare anzitutto quale sia l'elettorato potenziale del 
Polo. Esso si divide in due categorie. Il primo è l'Elettorato Motivato. E' 
fatto da coloro che aderiscono al Polo per effettiva convinzione. E' 
convinzione motivata quelle del leghista delirante che vorrebbe mettere 
extracomunitari e possibilmente meridionali in vagoni piombati; quella del 
leghista moderato il quale ritiene conveniente difendere gli interessi 
particolari della propria area geografica pensando che possa vivere e 
prosperare separata e blindata dal resto del mondo; quella dell'ex fascista 
che, pur accettando (magari obtorto collo) l'ordine democratico, intende 
difendere i propri valori nazionalistici, e intraprendere una revisione 
radicale della storia del Novecento; quella dell'imprenditore che ritiene 
(giustamente) che le eventuali defiscalizzazioni promesse dal Polo sarebbero 
soltanto a favore degli abbienti; quella di coloro che, avendo avuto 
contenziosi con la magistratura, vedono nel Polo un'alleanza che porrà freno 
all'indipendenza dei pubblici ministeri; quella di coloro che non vogliono 
che le loro tasse siano spese per le aree depresse. Per tutti costoro l' 
anomalia e il regime di fatto, se non benvenuti, sono in ogni caso un 
pedaggio di poco conto da pagare per vedere realizzati i propri fini - e 
pertanto nessuna argomentazione contraria potrà smuoverli da una decisione 
presa a ragion veduta. 


La seconda categoria, che chiameremo Elettorato Affascinato, certamente la 
più numerosa, è quella di chi non ha un'opinione politica definita, ma ha 
fondato il proprio sistema di valori sull'educazione strisciante impartita 
da decenni dalle televisioni, e non solo da quelle di Berlusconi. Per 
costoro valgono ideali di benessere materiale e una visione mitica della 
vita, non dissimile da quella di coloro che chiameremo genericamente i 
Migranti Albanesi. Il Migrante Albanese non penserebbe neppure a venire in 
Italia se la televisione gli avesse mostrato per anni solo l'Italia di Roma 
città aperta, di Ossessione, di Paisà - e si terrebbe anzi lontano da questa 
terra infelice. Migra perché conosce un'Italia in cui una televisione ricca 
e colorata distribuisce facilmente ricchezza a chi sa che il nome di 
Garibaldi era Giuseppe, un'Italia dello spettacolo. 


Ora a questo elettorato (che tra l'altro, come dicono le statistiche) legge 
pochi quotidiani e pochissimi libri, poco importa che si instauri un regime 
di fatto, che non diminuirebbe, anzi aumenterebbe la quantità di spettacolo 
cui è stato abituato. Fa quindi sorridere che ci si ostini a sensibilizzarlo 
parlando del conflitto d'interessi. La risposta che si ascolta sovente in 
giro è che a nessuno importa che Berlusconi si faccia i propri interessi se 
promette di difendere i loro. A questi elettori non vale dire che Berlusconi 
modificherebbe la Costituzione, primo perché la Costituzione non l'hanno mai 
letta, e secondo perché hanno persino sentito parlare di modificazioni della 
Costituzione da parte dell'Ulivo. E allora? Quale articolo della 
costituzione possa poi essere modificato, è per loro irrilevante. Non 
dimentichiamo che subito dopo la Costituente Candido ironizzava con vignette 
salaci sull'articolo secondo il quale la repubblica difende il paesaggio, 
come se si trattasse di un bizzarra e irrilevante invito al giardinaggio. 
Che quell'articolo anticipasse le attuali e tremende preoccupazioni per la 
salvezza dell'ambientali sfuggiva non solo al grande pubblico, ma persino a 
giornalisti informati. 


A questo elettorato non vale andare gridare che Berlusconi metterebbe la 
mordacchia ai magistrati, perché l'idea della giustizia si associa a quella 
di minaccia e intrusione nei propri affari privati. Questo elettorato 
afferma candidamente che un presidente ricco almeno non ruberebbe perché 
concepisce la corruzione in termini di milioni o centinaia di milioni, non 
in termini astronomici di migliaia di miliardi. Questi elettoi pensano (e 
con ragione) che Berlusconi non si farebbe mai corrompere da una bustarella 
pari al costo di un appartamento tricamere con bagno, o dal regalo di una 
grossa cilindrata, ma (come del resto quasi tutti noi) trovano 
impercettibile la differenza tra diecimila e ventimila miliardi. L'idea che 
un parlamento controllato dalla nuova maggioranza possa votare una legge 
che, per una catena di cause ed effetti non immediatamente comprensibile, 
possa fruttare al capo del governo mille miliardi, non corrisponde alla loro 
nozione quotidiana del dare e avere, comperare, vendere o barattare. Che 
senso ha parlare a questi elettori di off shore, quando al massimo su quelle 
spiagge esotiche desiderano poter fare una settimana di vacanza con volo 
charter? 


Che senso ha parlare a questi elettori dell'"Economist", quando ignorano 
anche il titolo di molti giornali italiani e non sanno di che tendenza 
siano, e salendo in treno comperano indifferentemente una rivista di destra 
o di sinistra purché ci sia un sedere in copertina? Questo elettorato è 
pertanto insensibile a ogni accusa, al riparo da ogni preoccupazione di 
regime di fatto. Esso è stato prodotto dalla nostra società, con anni e anni 
di attenzione ai valori del successo e della ricchezza facile, è stato 
prodotto anche dalla stampa e dalla televisione non di destra, è stato 
prodotto da parate di modelle flessuose, da madri che abbracciano finalmente 
il figlio emigrato in Australia, da coppie che ottengono il riconoscimento 
dei vicini perché hanno esibito le proprie crisi coniugali davanti a una 
telecamera, dal Sacro spesso trasformato in spettacolo, dall'ideologia che 
basta grattare per vincere, dallo scarso fascino mediatico di ogni notizia 
che dica quello che le statistiche provano, che la criminalità è diminuita, 
mentre è ben più morbosamente visibile il caso di criminalità efferata, che 
induce a pensare che quello che è accaduto una volta potrebbe accadere 
domani a tutti. 


Questo Elettorato Affascinato sarà quello che farà vincere il Polo. L'Italia 
che avremo sarà quella che esso ha voluto. 


Di fronte all'Elettorato Motivato e all'Elettorato Affascinato della destra, 
il maggior pericolo per il nostro paese è però costituito dall'Elettorato 
Demotivato di sinistra (e si dice sinistra nel senso più ampio del termine, 
dal vecchio laico repubblicano al ragazzo di Rifondazione, sino al cattolico 
del volontariato che non si fida più della classe politica). E' la massa di 
coloro che tutte le cose dette sinora le sanno (e non avrebbero neppure 
bisogno di sentirle ripetere), ma si sentono delusi dal governo uscente, di 
fronte a ciò che si attendevano considerano tiepidamente quello che hanno 
ricevuto, e si evirano per far dispetto alla moglie. Per punire chi non li 
ha soddisfatti, faranno vincere il regime di fatto. La responsabilità morale 
di costoro è enorme, e la Storia domani non criticherà i drogati delle 
telenovelas, che avranno avuto la telenovela che volevano, ma coloro che, 
pur leggendo libri e giornali - non si sono ancora resi conto o cercano 
disperatamente di ignorare che quello che ci attende tra qualche giorno non 
sono elezioni normali, bensì un Referendum Morale. Nella misura in cui 
rifiuteranno questa presa di coscienza, sono destinati al girone degli 
ignavi. 


Contro l'ignavia si chiamano ora anche gli incerti e i delusi a 
sottoscrivere un appello molto semplice, che non li obbliga e condividere 
tutte le considerazioni di questo articolo, solo la parte che segue in 
grassetto. Contro l'instaurazione di un regime di fatto, contro l'ideologia 
dello spettacolo, per salvaguardare nel nostro Paese la molteplicità dell' 
informazione, consideriamo le prossime elezioni come un Referendum Morale a 
cui nessuno ha diritto di sottrarsi. Questo sarà per molti un appello a 
mettersi una mano sulla coscienza e ad assumersi la propria responsabilità. 
Perché "nessun uomo è un'isola. Non mandare mai a chiedere per chi suona la 
campana: essa suona per te". 




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